15 Dic Pierre Loti: racconti e interpretazioni per immagini (parte quarta)
Dopo aver viaggiato con Loti in lontani luoghi esotici, l’ultima tappa la vogliamo riservare ai suoi ricordi dell’infanzia e della giovinezza, a cui ha dedicato i romanzi: Le roman d’un enfant, pubblicato nel 1890, Prime jeunesse seguito da Un jeune officier pauvre (pubblicati rispettivamente nel 1919 e 1923, riuniti nella nostra edizione Calmann-Levy, 1937) e Ramuntcho, pubblicato nel 1897.



In Le roman d’un enfant, definito dall’autore “il più intimo”, Loti si diletta a perdersi nei meandri della memoria per raccontarci la sua infanzia. Ci troviamo nella regione della Nuova Aquitania, a Rochefort, un luogo in cui il bambino Julien (poi sarà Loti) conduceva una vita monotona, protetto e coccolato in una famiglia “anziana” composta da zie, prozie, nonne, madre, padre, fratello e sorella. Un bambino buono, solitario, appassionato lettore di storie e leggende, spesso vestito con grembiuli blu o rosa. Ha bisogno di evadere dalla noia del paese e così inizia a frequentare la campagna vicina di Limoise. In particolar modo visita spesso la famiglia Duplais, la cui figlia, Lucette, più grande di lui di otto anni, rimarrà per sempre la sua più cara amica. L’infanzia di Loti è intimamente legata a “questo piccolo angolo del mondo, ai suoi vecchi boschi.” Nell’immagine è immortalato il loro primo incontro, con lei che le appare tra i rami di un vecchio pero. Insieme esplorano la campagna, si confidano i segreti e sono felici nel semplice tran tran della vita di campagna. Anche l’ultima immagine riprende Lucette che, con il papà, va incontro a Julien incamminatosi verso Limoise. Nel periodo estivo la raggiunge ogni mercoledì sera, per riabbracciare quell’atmosfera primitiva che lo rimanda alle sue letture preferite.
Non molto lontano da Rochefort, incontriamo l’altro luogo a cui il giovane Julien è intimamente legato: l’Isola di Oléron, sulla costa atlantica, dalle case bianche e basse, le distese salmastre di stagni, le dune e le spiagge di sabbia fine. Sull’isola c’è la casa dei suoi avi e la famiglia soggiorna ogni estate presso le vecchie zie, “una casa modesta dove si respirava un senso di austerità ugonotta, dove la pulizia e l’ordine era l’unico lusso”. Il piccolo Julien fin dal suo primo impatto con il mare rimane impressionato: fuggevole presentimento che un giorno avrebbe finito per prenderlo. Inconsciamente già conosce il destino della sua vita, legata indissolubilmente a questo elemento naturale.



Con Prime Jeunesse, pubblicato nel 1919, passiamo dall’infanzia all’adolescenza e inizia così: “Questa tredicesima estate della mia vita, dove finisce il mio libro d’infanzia, mi riappare, nella lontananza della mia memoria, come una delle più luminose…”
Infatti ai primi di ottobre, dal rientro delle vacanze con la sorella Marie, a Rochefort lo attende la sorpresa più deliziosa: un nuovo pianoforte, in sostituzione del precedente. Questo occupa il posto d’onore nel salone rosso e, nella fretta di godersi un simile regalo, fa scorrere febbrilmente le dita su questa tastiera dai suoni sconosciuti, alla presenza delle sue amate figure familiari. È proprio questo pianoforte che lo aiuta a dimenticare gran parte della tristezza del college, dei compiti, dei pensieri e dell’inverno. Prime Jeunesse è dedicato alla memoria della sua amata sorella. Li vediamo insieme nello studio di Marie, di professione pittrice. L’ambiente è presentato con grandi finestre, alle pareti, tutti in fila, troviamo i suoi studi e sugli scaffali invece ci sono gessi, busti e calchi di figure antiche. Qui lei siede sul trono con la più spirituale benevolenza, senza mai lasciare la sua tavolozza né il suo lungo bastone sottile (eravamo ancora ai tempi del “bastone” che tutti i pittori del passato avevano usato per sostenere il polso). Nell’altra immagine siamo a Parigi, Julien deve completare i suoi studi e prepararsi alla scuola navale di Brest dove è ammesso all’età di diciassette anni. Sicuramente la sua indole si rivelerà poco adatta a quella metropoli che non apprezza e in cui non riesce ad integrarsi. “In mezzo a Parigi ero un po’ come quei giovani selvaggi che vengono portati via dalle loro foreste…” Lo consola la musica ma la vita del ragazzo solitario, tra le lezioni e la sua misera stanza, è triste; isolato, tra i tetti e i camini della città “glaciale”, inizia a riempire i suoi quaderni e scrivere i suoi diari giornalieri. Julien è poi ritratto a bordo di un piccolo piroscafo mentre percorre il fiume Châteaulin. È il suo primo viaggio a Brest dove sarà accolto dalla Scuola Navale. Nel ripido fiume lungo il quale è arrivato, tra colline ricoperte di erica viola o rosa, il giovane allievo inizia a prendere confidenza con il carattere, per lui del tutto nuovo, di questa Bretagna che avrebbe esercitato a lungo un fascino crescente sulla sua immaginazione.
L’ultima immagine è tratta da Un jeune officier pauvre, pubblicato dal figlio Samuel nel 1923 (anno della sua morte). Questi frammenti di diari e lettere descrivono i primi anni di Loti in uniforme nella Marina francese e le importanti missioni già compiute. Spesso il rientro in Europa demoralizza Loti, tanto che si fa strada in lui l’idea di chiudersi in un monastero. Infatti nel febbraio del 1878 entra in un monastero trappista di Bricquebec, sulla Manica, per un periodo di prova (scelta osteggiata dalla sua famiglia ugonotta). Viene accolto bene dal superiore del convento, ancora giovane, in veste bianca, con la croce e la corda purpurea dei vescovi sul petto che lo conduce nella cella a lui destinata. “Ero come affascinato dalla pace fredda e cupa di quel luogo nel quale tutti i rumori del mondo cessavano”.


Il romanzo Ramuntcho, pubblicato nel 1897, è dedicato ai Paesi Baschi. A Hendaye Loti ha messo le radici ed è attratto da tutto ciò che è basco: il paese, la gente, specialmente gli uomini robusti come il contrabbandiere Otharre e il loro gioco nazionale, la pelota. Nelle immagini vediamo il protagonista del romanzo, il contrabbandiere Ramuntcho, impegnato nelle partite di palla e in tenero atteggiamento con la sua fedele innamorata Gracieuse che finirà poi in convento per volere della madre.
“Il più insignificante villaggio dei Paesi Baschi ha una piazza per il gioco della palla, grande, tenuta con cura, in genere vicino alla chiesa, sotto le querce”.
