26 Giu Alto fragile – Il vetro nella produzione artistica contemporanea (parte 1)
Plinio il Vecchio racconta che il vetro sarebbe nato casualmente sulle rive del fiume Belo, in Siria. Nella “Naturalis Historia” narra infatti di alcuni mercanti fenici che accesero un fuoco e usarono accidentalmente come supporti per cucinare blocchi di soda naturale. Questi si fusero per il calore e, mescolandosi alla sabbia della spiaggia, diedero origine al primo materiale vetroso.
Sempre in area siro-palestinese verso il I sec. a.C. fu sviluppata la tecnica della soffiatura per poter assottigliare la superficie modellata e rendere così più facile, veloce ed economica la lavorazione del materiale.
I reperti archeologici dimostrano che questi antichi popoli avevano una ricca e raffinata produzione artigianale, che si è evoluta nei secoli, trovando il suo centro massimo a Venezia e dal 1291 sull’isola di Murano.
Per secoli e secoli, migliaia di artisti, fondendo la millenaria tradizione del vetro soffiato con design moderno e innovazione tecnologica, hanno dato vita ad opere uniche e a capolavori. Ma che spazio occupa oggi questo settore nella produzione artistica contemporanea?
La risposta la troviamo nei volumi che un grande e importante collezionista e gallerista di vetro contemporaneo d’artista, Sandro Pezzoli, ha donato alla nostra Biblioteca. Pagina dopo pagina si ammirano capolavori, che a partire dagli anni cinquanta del Novecento ad oggi, testimoniano come l’impiego del vetro stia vivendo una nuova stagione: la maestria manuale incontra la visione progettuale che vede la collaborazione di maestri vetrai, artisti e designer.

Artisti e design del vetro 1960-2010, La collezione Bellini-Pezzoli, Marsilio 2010.
Partiamo proprio dal volume che raccoglie la collezione Bellini-Pezzoli: Artisti e design del vetro 1960-2010. La vastissima collezione Bellini-Pezzoli si forma a Milano dagli anni sessanta, indirizzandosi verso l’opera di artisti contemporanei – sia italiani che stranieri – che hanno scelto il vetro come medium espressivo. Il catalogo, presenta una selezione che valorizza alcuni dei pezzi più significativi, realizzati cioè dal 1960 al 2010: da manufatti appartenenti a una produzione in serie di altissimo livello, pezzi unici di artisti del vetro quali i veneziani Silvano Rubino, Michele Burato, Luciano Vistosi o il giapponese Yoichi Ohira, che interpreta il mondo del vetro muranese alla luce della sua formazione orientale. Particolare attenzione viene riservata al muranese Lino Tagliapietra. Di questo grande maestro ce ne parla direttamente Sandro Pezzoli, in una intervista da lui rilasciata, in risposta alla domanda su come inizia la sua passione per il vetro: “Credo che il momento di svolta fondamentale coincida con la conoscenza, verso il 1979, anche questa non programmata e in qualche modo ‘casuale’ di Lino Tagliaterra, uno dei più grandi artisti del vetro al mondo al tempo già affermato a Murano, ma non ancora noto a livello internazionale. Lino è stato davvero una persona molto importante per me e per Aldo [Bellini] perché per suo tramite abbiamo avuto modo di conoscere negli anni molti artisti americani e australiani: quelli di Pilckuck, ad esempio, città a settanta chilometri da Seattle, sede di un importante scuola del vetro [Pilchuck Glass School]. Lino andava ogni estate ad insegnare e ogni estate ci invitava; abbiamo così iniziato a conoscere sia gli insegnanti della scuola, molti già artisti affermati, che gli studenti, alcuni dei quali sono diventati nomi molto importanti…”.


Come afferma in seguito Sandro Pezzoli nel proseguo dell’intervista, per costruire una collezione d’arte, “prima di acquistare un’opera è fondamentale che si sia stabilito un rapporto di conoscenza con l’autore. Se questo non c’è diventa difficile amarne le opere. Devo prima conoscere l’uomo, poi l’artista. L’esperienza umana è imprescindibile, soltanto dopo si passa a collezionare anche l’artista”.




Poi nel 2022, in occasione della celebrazione dell’anno internazionale del vetro, è stata ideata una mostra itinerante Vetro e Opera Lirica, con l’intento di “indagare l’appartenenza comune delle due arti all’italianità universalmente visibile a tutti” afferma Sandro Pezzoli, raffinato collezionista di vetri e grande esperto di lirica nonché ideatore dell’iniziativa.

Vetro e opera lirica, a cura di Sandro Pezzoli, in collaborazione con Comitato Vetri di Laguna, Marsilio, 2022.
Il rapporto tra due forme d’arte ce lo illustra lo stesso Pezzoli, nel saggio introduttivo al volume: Vetro e opera lirica: “Con tale binomio, vetro e lirica. si intende sottolineare l’appartenenza comune delle due arti ai pilastri delle nostre radici, a quella italianità che in certi contesti viene appena sussurrata eppure è tutta concreta, visibile a tutti, anzi esibita senza invocare sovrastrutture categorizzanti, in base alle quali l’arte dovrebbe vivere solo a compartimenti stagni. La voce allora diventa vetro: il soffio sostenuto dal fiato di un artista che dona forma al plasma vitreo ha la stessa natura della creazione musicale che diffonde eidola sonori nell’aria delineandone le fattezze melodiche. Ut vitrum musica, si direbbe, là dove i virtuosismi dell’arte veneziano-muranese si librano nell’aria e creano ebbrezze cromatiche e plastiche visibili-tangibili cui corrispondono, mutatis mutandis, quelle che il belcanto fa vibrare come esibizioni vocali galleggianti nell’etere…”.

Maestri vetrai, scenografi, scultori, fotografi sono stati invitati a presentare opere inedite in vetro, o contenenti perlomeno una quota di materiale vetroso, sul tema del vetro e dell’opera lirica, “prodotto miracolosamente fragile il primo, realizzazione immateriale la seconda, ma significativamente originati entrambi da un sapiente e creativo soffio“.
Proseguiamo con la presentazione di un interessante catalogo che illustra la mostra allestita prima a Corinaldo poi a Murano nel 2014 dal titolo Disegni di vetro. Corinaldo incontra Murano. Un progetto interdisciplinare per introdurre i giovani all’arte del vetro, realizzato presso l’Istituto comprensivo di Corinaldo. Partendo dalla lettura in classe del racconto Il pranzo di Babette di Karen Blixen i ragazzi sono stati guidati nel creare le immagini che la lettura aveva loro suscitato e stimolato. I disegni sono stati poi trasformati in oggetti di vetro dai maestri vetrai di Murano alla loro presenza, e hanno potuto assistere alla trasformazione dei loro disegni, nati dalla loro fantasia e immaginazione, in delicati oggetti di vetro, grazie al fuoco e alla perizia di artigiani e artisti.

Disegni di vetro. Corinaldo incontra Murano, a cura di Sandro Pezzoli e Andrea Zepponi, Marsilio, 2014.
La materia inerte si trasforma in forme nuove, fatte di trasparenza colore e fragilità. “Il concetto alla base del programma è stato quello di illustrare la relazione tra progettazione e la realizzazione effettiva di un oggetto in vetro: un bambino disegna un progetto, in genere una figura fantastica e conferisce al lavoro un titolo che spiega la sua creazione… Successivamente l’artista trasforma il disegno bidimensionale in una scultura in vetro tridimensionale”. Il professor Andrea Zepponi, insegnante di lettere ed ideatore dell’iniziativa, oltre che appassionato di arte, musicologo e recensore di opera lirica, scrive: “La possibilità di creare un ponte diretto tra la scuola e il vasto bacino di artisti del vetro a livello nazionale e internazionale è qualcosa che non dovrebbe avere o limiti del privilegio o dell’unicum: la realtà della situazione scolastico-accademica in Italia, in cui non è contemplato l’insegnamento pratico del vetro, ma solo quello teorico tutt’al più, anche a livello di liceo artistico e di accademie d’arte, impone il percorso obbligato di una progettazione che ottemperi le esigenze educative, formative, didattiche e artistiche di alunni e docenti dal livello primario della scuola a quello accademico-universitario con la possibilità concreta e collaudata di far eseguire opere in vetro presso le fornaci di maestri vetrai e in laboratori artistici. L’illustrazione dell’esperienza svolta con i ragazzi di Corinaldo mira a chiarire le premesse metodologiche, nonché il percorso di realizzazione del progetto, in modo da fornire un modello a cui altri eventualmente si possono ispirare”.



Concludiamo questa prima parte dell’articolo, mettendo in evidenza il catalogo Vetro, artisti e designer milanesi 1976-2023, pubblicato a seguito della mostra tenutasi a Milano nel 2023, con l’intrigante sottotitolo: Quando le collezioni nascevano a tavola.
Il catalogo presenta opere di artisti milanesi di diversa formazione, alcune divenute icone dell’arte del ‘900, e il luogo d’incontro di appassionati d’arte. Si tratta della Galleria Scaletta, abbinata con l’ottimo ristorante e per questo motivo la definizione “A Milano c’è la Scala e la Scaletta e tanto bastava”, riassumeva l’intento della galleria.

Vetro, artisti e designer milanesi 1976-2023: quando le collezioni nascevano a tavola, a cura di Sandro Pezzoli, My Monkey, 2023.
Fulcro della Scaletta e artefice di quel dinamismo culturale e di sperimentazione che ha distinto Milano è Sandro Pezzoli, che così scrive nella sua introduzione: “…si tratta di vere e proprie collezioni raccolte in un contesto appunto tipico della identità milanese, luogo emblematico di una Milano degli anni ’70/’90 dove il bello e buono convivevano e si davano la mano. La superficie vuota di un tavolo da imbandire da ristorante non è tanto diversa dalla piattaforma di un open space da organizzare e sistemare. La struttura illustrativa di questa pubblicazione, fatta di sezioni dedicate a ciascun artista, racconta la loro opera attraverso i disegni preparatori che costituiscono, nero su bianco, delle riflessioni che vanno al di là dell’opera in vetro realizzata e trascendono la mera occasionalità della mostra da cui il volume trae materia. L’artista non ha maneggiato solo il vetro durante la sua vita, ma qui viene fermato e ritratto il suo contatto con esso e il suo uso come mezzo espressivo. La collezione è frutto della mia personale iniziativa e vuole essere un omaggio alla città di Milano attraverso gli artisti che hanno contribuito ad arricchire il grande mosaico culturale della città. Il nucleo di retrospettiva della mostra è stato ideato in seguito alla riscoperta di pezzi giacenti nel mio magazzino di collezionista d’arte che risorgono a raccontare il periodo corrispondente a circa l’ultimo trentennio del secolo scorso e parlano di contatti, amicizie, conoscenze, rapporto, scambi avvenuti in un ristorante molto apprezzato, che non era solo luogo di incontri, ma anche di cultura, dove il mondo dell’arte si intrecciava con quello dello spettacolo e con quello dell’industria: La Scaletta”. Più che un libro un fermo immagine di 50 anni di cultura milanese.





