Logo Biblioteca Titta Bernanrdini - Campofilone (FM)

Piazza Garibaldi, 1
Ingresso Via Zara, 1
63828 Campofilone (FM)

 

Dott.ssa Simonetta Ceccarelli

 

(+39) 335 59 32 708

 

info@bibliotecatittabernardini.com

Pierre Loti: racconti e interpretazioni per immagini (parte prima)

Pierre Loti: racconti e interpretazioni per immagini (parte prima)

Louis-Marie-Julien Viaud (Rochefort 1850-Hendaye 1923), conosciuto con lo pseudonimo di Pierre Loti, a soli diciassette anni lascia gli studi ed entra nell’École navale di Brest; inizia la sua lunga e brillante carriera di ufficiale di marina che lo porterà a percorrere tutti i mari a tutte le latitudini. Definito scrittore dell’ALTROVE più che un semplice scrittore di viaggi, saranno questi altri luoghi ad ispirare i suoi più famosi romanzi al punto che la sua vita e la sua opera restano indistinguibili. La vita stessa è un’opera letteraria.
Per introdurre lo scrittore Pierre Loti abbiamo scelto il dipinto autografo di Rousseau il Doganiere che ritrae Loti con il fez e il gatto, un omaggio allo scrittore amante dei felini e affascinato dallo splendore dell’Islam.
In quattro “tappe” ripercorreremo il suo itinerario umano e artistico attraverso le immagini tratte da alcune delle sue opere più significative, pubblicate dalla casa editrice Calmann-Levy nel 1936 e 1937 e corredate da immagini a colori realizzate da celebri illustratori francesi. Tra tutti i paesi frequentati nel corso della sua lunga carriera con la marina militare francese, uno in particolare lo affascinerà, al punto da considerarlo come la sua seconda casa: la Turchia.

       

A Istanbul, la città dei sultani, arrivò per la prima volta nel 1876 ma vi tornerà spesso fino a trascorrervi lunghi periodi, scegliendo di vivere nel quartiere di culto islamico di Eyüp, adottando costumi del luogo e imparando il turco. Istanbul rimarrà la città del cuore e qui ambienterà alcuni suoi famosi romanzi: Aziyadé, pubblicato nel 1879 e Les Désenchantées nel 1906.

       

Salonicco, primavera del 1876. Loti passeggiando per il vecchio quartiere musulmano e assumendo le vesti di un tenente della marina inglese, incrocia per caso, dietro le grate di un harem, lo sguardo di una splendida ragazza circassa, di nome Aziyadé. Un vagabondo ebreo di nome Samuel, lo aiuta a conoscerla, e i due giovani intrecciano una tenera relazione clandestina notturna.
La barca dell’amico Samuel, alle undici di ogni notte raggiunge Loti e insieme si dirigono verso un’altra barca che esce dalla penombra con all’interno un’orribile vecchia di colore avvolta in una coperta blu, un anziano domestico albanese armato fino ai denti e poi una donna, di cui si scorge solo una sagoma bianca velata. Samuel si avvicina a questa barca, fa salire sulla sua la vecchia e il domestico, mentre sull’altra rimane Loti con la donna velata, silenziosa e immobile come un bianco fantasma.
La barca di Aziyadé è piena di tappeti setosi, di cuscini e di coperte turche: una grande raffinatezza orientale tanto che al posto di una barca, sembrerebbe di vedere un letto galleggiante. Loti per ordini superiori viene trasferito da Salonicco a Istanbul così come il mercante Abbedin Effendi trasferirà a breve Aziyadé insieme alle altre mogli. Un’istantanea delle strade di Istanbul ripresa da Loti: una ricca carrozza, con “tre donne turche sconosciute, una delle quali, sotto il velo trasparente, sembrava di rara bellezza. Due eunuchi che cavalcavano dietro di loro, stava ad indicare che queste donne erano grandi signore”. – “Il nostro harem, diceva Aziyadé, è considerato ovunque come un modello, per la pazienza reciproca e il buon accordo che regna tra noi… Abbiamo anche il nostro dovere da compiere presso il nostro padrone e infine un mezzo per passeggiare. La vettura di nostro marito ci appartiene un giorno per ciascuna… ci capiamo sostanzialmente molto bene”-.

Il mercante Effendi lascia spesso Instanbul per i suoi affari, così gli appuntamenti che i due amanti prima si danno a mezzanotte, diventano interi giorni e notti per vivere la loro ardente passione. Loti sceglie un alloggio nel villaggio sacro di Eyüp, in alto sul Corno d’Oro: si tratta di un edificio vecchio, vicino ad un imbarcadero, con tre stanze imbiancate con la calce e una terrazza ombreggiata da cui osservare oltre il Bosforo fino al Mar Nero. Un luogo lontano, perché le sue due vite, da marinaio e amante, restino separate, e per ripararsi in un rifugio nascosto dove insieme ad Aziyadé, tra un abbraccio e l’altro, possano essere felici.

       

Le turche Zennur e Nuryié, istruite ed ambiziose, ma senza grandi speranze di emancipazione occidentale, anelano a qualcosa che smuovesse la noia delle loro vite e, spinte dalla signora Léra, giornalista francese, decidono di scrivere a Loti e sollecitare un incontro segreto. Sono loro le protagoniste del romanzo Les Desenchantées.
Sulla riva del Bosforo, si presentano tutte avvolte nei loro chador, con indosso scarpe eleganti e guanti di capretto bianchi, per suscitare l’interesse e la curiosità del “grande seduttore”; l’autore di Aziyadé, che ben conoscono. I piccoli fantasmi neri, come loro si descrivono maliziosamente, sono riusciti ad attirarlo e rappresentano per lui le promesse più romantiche. Pur conoscendo le tradizioni turche, le scongiura di sollevare i loro veli, ma queste sono inflessibili nei loro propositi.
Sicure della crescente amicizia che stanno instaurando con Loti, vogliono assicurarsi luoghi più discreti per i furtivi incontri, così da creare un’atmosfera ancor più di fascino e di mistero. Ancor titubante Loti segue le loro istruzioni: come indossare il fez e come raggiungerle… Benché la loro aura di mistero incanti, percepiscono che per sollecitare l’interesse dello scrittore, devono inventarsi qualcosa che susciti coinvolgimento e commozione.
Seguono così i loro ripetuti e clandestini incontri; solleticando la vena artistica di Loti, vogliono convincerlo a scrivere un altro romanzo, il seguito di Aziyadé, che parli a nome di tutte le donne turche rinchiuse e costrette a vivere negli harem che loro, les desenchantées, pretendono di rappresentare, ingannandolo.