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Tutti folli per Shakespeare

Tutti folli per Shakespeare

Tutti folli per Shakespeare

Riprendendo le tracce del viaggio che abbiamo iniziato a percorrere riguardante la storia del libro in miniatura o, se non la storia, almeno alcune delle collane più importanti che sono state realizzate in tale formato ci accorgiamo che, ovviamente, molta attenzione viene riservata sin da subito ai grandi classici della letteratura. È proprio tra la fine dell’800 e l’inizio del 900 che inizia a diffondersi una vera e propria mania, soprattutto in Inghilterra, per il padre della letteratura inglese e cioè William Shakespeare: nel corso di una ventina d’anni sono innumerevoli le edizioni in piccolo formato di questo autore.

Tra il 1880 e il 1920 le opere complete di Shakespeare vengono pubblicate da ben nove diverse case editrici, solo per ricordare le più importanti. Tra di esse citiamo, in particolar modo, “Shakespeare’s Complete Works” edito da David Bryce & Sons nel 1904, in 40 volumi comprendenti di glossario e meglio conosciuto con il nome di “Ellen Terry Shakespeare”. L’edizione è, infatti, dedicata all’attrice Ellen Terry, nota interprete di Shakespeare e una delle più famose del suo tempo. Nel 1904 la donna fece un tour apparendo in sue diverse opere ed è quindi molto probabile che la pubblicazione di questo set in miniatura possa essere stata concepita proprio in concomitanza con il suo tour.

Ciò favorì moltissimo il successo di tale raccolta ma d’altra parte il merito deve essere dato all’editore David Bryce che decise di specializzarsi proprio nella pubblicazione di libri in miniatura. Interessante è anche soffermarsi sulla tecnica che egli utilizzava per ridurre i volumi più grandi al più piccolo formato immaginabile e cioè la fotolitografia, un tipo di riduzione della foto che usa le piastre elettriche. Altro aspetto, infine, che aiutò Bryce nel raggiungimento del successo fu il fatto che egli seppe mantenere forti legami con le tipografie associate alle università di Glasgow e Oxford. Ciò gli garantì un alto livello qualitativo per quanto concerne la chiarezza e la leggibilità dei testi. Fondamentale fu poi la collaborazione che intrattenne con l’Oxford University Press che riusciva a realizzare fogli ultra-sottili opachi chiamati “Indian Paper”: tale carta permetteva la produzione di blocchi di testo estremamente piccoli.

Anche la Knickerbocker Leather & Novelty Company di New York ha pubblicato nel 1910 le opere di William Shakespeare in miniatura dal titolo “Shakespeare’s Works”. Questi minuscoli volumi in 64°, di cui variava il colore della pelle nelle copertine esterne, venivano presentati in cofanetti da 12 o da 24. La raccolta conservata presso la biblioteca Titta Bernardini nella versione del set da 12 volumetti, si presenta con la rilegatura in pelle rossa ornata da eleganti fregi e caratteri in oro, come pure in oro sono i tagli; i caratteri usati nei testi sono minuscoli ma di una precisione e pulizia eccezionale. I 12 volumetti sono conservati all’interno di un elegante cofanetto, anch’esso in pelle rossa, in modo tale da renderne il trasporto più comodo e allo stesso tempo garantirne una conservazione migliore.